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Ricette Dolci Natale 2021

Dimenticatevi delle calorie e godetevi questo viaggio culinario nei sapori delle feste, tra profumi e squisitezze irresistibili.

1. Panettone – Milano

Il panettone è il dolce tipico milanese realizzato con un impasto lievitato a base di farina, acqua, lievito madre, uova, burro, frutta candita, scorzette di cedro e arancio e uvetta. A renderlo famoso, anche la classica forma a tappo di champagne. Ma perché si chiama così? Il suo nome deriva da “Pan de Toni”, prendendo spunto dal suo inventore Toni, uno sguattero che prestava servizio presso la Corte di Ludovico il Moro. La leggenda narra che il dolce nacque nel Quattrocento in seguito a un incidente avvenuto in cucina: il capocuoco degli Sforza, aveva infatti bruciato il dolce preparato per il banchetto di Natale. A salvare tutto ci pensò proprio Toni che, con del lievito madre avanzato, miscelato a farina, uova, zucchero, cedro e uvetta, realizzò quello che tutti oggi conosciamo come il simbolo del Natale, apprezzato in tutto il mondo.

Se volete sorprendere i vostri ospiti con un panettone speciale, provate la ricetta del panettone farcito al gelato.

2. Pandoro – Verona

Il pandoro è un dolce tipico di Verona, un altro simbolo del Natale italiano nel mondo. A renderlo famoso e irresistibile, la sua pasta sofficissima, il profumo di vaniglia e la sua tipica forma a tronco, con rilievi a stella, servito con una spolverata di zucchero a velo. Gli ingredienti base della preparazione sono farina, zucchero, uova, burro, lievito e burro di cacao: una ricetta che nasce nell’Ottocento come variante del Nadalin, dolce tipico veronese  del Duecento. La sua nascita ha però una data precisa: 14 ottobre 1894, quando Domenico Melegatti depositò il brevetto ufficiale di questo dolce morbidissimo e profumato, considerato ancora oggi un intramontabile simbolo natalizio. Il suo nome, invece, risalirebbe ai tempi della Repubblica Veneziana, quando si offriva un dolce tipico chiamato “Pan de oro”.

Noi vi proponiamo la ricetta della torta pandoro, ma anche una ricetta per riciclare i resti di questo fantastico e versatile dolce.

3. Tronchetto di Natale – Piemonte

Il tronchetto di Natale è un dolce giunto in Piemonte dalla Scandinavia e che si prepara durante le festività. Un dolce molto calorico e goloso: contiene infatti burro, mascarpone, uova, crema di marroni, panna e cioccolato, tutti ingredienti che lo rendono ricco e irresistibile. La sua forma ricorda quella di un pezzo di legno: secondo la leggenda, infatti, si ispira al ceppo di legno che le famiglie contadine piemontesi mettevano sul fuoco per riscaldarsi, durante la notte di festa. Il capofamiglia benediceva il tronco con il segno della croce, e lo bagnava con il vino rosso pronunciando la frase: “Si rallegri il ceppo, domani è il giorno del pane”.

Nel vicino Trentino Alto Adige si mangiano invece i Zelten, un pane dolce a base di frutta secca e canditi.

Risale al ‘400 il dolce tipico del Friuli Venezia Giulia a forma di chiocciola, la Gubana. Una soffice pasta dolce, con un ripieno di noci, uvetta, pinoli, scorza grattugiata di limone, il tutto aromatizzato con la Grappa.

Anche il Natale in Emilia Romagna è ricco e goloso, come vuole la tradizione culinaria tutto l’anno. Il dolce tipico è il Pampepato di Ferrara, una bontà speziata con mandorle, nocciole finissime e gustosi canditi, una delizia a forma di zuccotto ricoperta di cioccolato fondente.

4. Certosino o Panspeziale – Bologna

Il certosino o panspeziale, è un tipico dolce natalizio bolognese: si tratta di una ricetta molto antica che risale al medioevo, quando questo dolce veniva prodotto dagli speziali, i farmacisti dell’epoca. Furono poi frati certosini della Certosa di Bologna, a prenderne in carico la produzione: da qui il nome “certosino” o “panspeziale”.

Il dolce viene realizzato con farina, mandorle, pinoli, miele, canditi, marmellata di mele cotogne o mostarda, cacao e cioccolato. Il tutto sarà poi decorato con frutta candita, noci, mandorle e spennellato con miele caldo. La stagionatura è una fase fondamentale per la buona riuscita di questo dolce: perché il certosino sia veramente buono, dovrà infatti riposare per almeno 10 o 20 giorni. Per questo si consiglia di prepararlo entro fine novembre o comunque in largo anticipo. Il 23 giugno del 2003 la delegazione di Bologna dell’Accademia Italiana della Cucina, ha depositato presso la Camera di Commercio, la ricetta ufficiale del Certosino, protetta dal marchio di qualità Stg (Specialità tradizionale garantita).

5. Panforte – Siena

Il panforte è un dolce tipico della città di Siena e della tradizione toscana, che si prepara in occasione del Natale, ma che è possibile gustare tutto l’anno. Conosciuto anche come panpepato, era originariamente un pane arricchito con spezie e pepe, che era possibile trovare a Siena già nel 1200, quando coloni e servi portavano questo pane morbido come tributo alle monache del convento di Monte Celso. Un pane composto da acqua, miele e frutta fresca che, dopo pochi giorni dava origine a muffe che donavano al dolce un sapore acidulo: da qui “panes fortis” o “pane acido”. La ricetta è stata poi modificata negli anni con l’aggiunta di frutta candita, miele, mandorle, spezie e pepe. Oggi l’impasto del panforte viene preparato con mandorle, frutta candita, spezie miste come cannella, chiodi di garofano, noce moscata, zenzero –  il tutto legato da un delizioso sciroppo di miele e zucchero  – e cotto in forno.

Nelle Marche tutti conoscono il panettone, ma solo in pochi preparano ancora la ricetta di metà ‘800, il panettone con le visciole, le squisite ciliegie selvatiche, un po’ più acri e perfette da associare alla dolcezza di questa bontà.

6. Pangiallo – Lazio

Il pangiallo romano è un tipico pandolce natalizio del Lazio. Risale alla Roma imperiale, dove si usava prepararlo durante il solstizio d’inverno, come buon auspicio per il ritorno alle giornate lunghe. Il suo nome deriva dal colore della glassa che lo ricopre, realizzata con farina, olio extravergine d’oliva, acqua e zafferano. Il ripieno viene invece preparato con farina, noci, mandorle, nocciole, pinoli, fichi secchi, miele, cacao amaro e scorza di arancia, a cui viene spesso aggiunta anche la ricotta.

I dolci del Natale nelle regioni meridionali sono un’autentica tentazione, a cominciare dai Roccocò in Campania. Questa ricetta risale al 1320, si tratta di golosi biscotti duri a forma di ciambella con mandorle, zucchero, canditi e spezie varie. Una delizia da aggiungere alle altre tipologie di biscotti natalizi come i Susamielli, un impasto di farina, miele, noci tritate ed ammoniaca.

In Molise il Natale si festeggia con i Cippillati di Trivento, un biscotto di frolla ripieno di marmellata di amarene a forma di mezzaluna che richiama il copricapo della Dea Diana a cui è dedicata la bellissima Cripta.

7. Struffoli – Napoli

Gli struffoli sono un tipico dolce natalizio della tradizione napoletana: un dolce povero di origini greche, dove venivano chiamati strogulos, che letteralmente significa “pasta sferica”. Si tratta infatti di morbide palline di pasta dolce, fritte in olio bollente (in origine nello strutto), passate poi nel miele e arricchite con canditi e confettini colorati. Un tempo, a Napoli, gli struffoli venivano preparati nei conventi, dalle suore di diversi ordini, e poi portati in dono, nel periodo natalizio, alle famiglie nobili che si erano distinte per azioni di carità verso i più bisognosi.

8. Cartellate – Puglia

Le cartellate, chiamate in dialetto pugliese “carteddate”, sono un dolce natalizio tipico della tradizione pugliese. Si tratta di coroncine di pasta aromatizzata dai bordi seghettati, fritte e poi ricoperte di miele, che le rende appiccicose, o di vincotto. La tradizione vuole che la sfoglia, in cottura, assuma la forma delle fasce di Gesù Bambino. La loro storia è antichissima, addirittura alcuni la fanno cominciare intorno al VI secolo a.C.  Non si sa molto nemmeno dell’origine del nome che, probabilmente, potrebbe derivare dal greco Cartallos (κάρταλλος) che significa “cesto”. Infatti, in una pittura rupestre ritrovata vicino Bari, si possono scorgere dolci simili che venivano offerti agli dei seguendo il culto di Cerere. Andando un po’ avanti nel tempo, le cartellate si ritrovano in un resoconto del 1517 sotto il nome di “nuvole”, dolce preparato per il banchetto nuziale di Bona Sforza, la figlia di Isabella d’Aragona.

Tra le delizie della Basilicata troviamo i Calzoncelli, dolce fritto con un cuore di cioccolato e castagne, rigorosamente raccolte nei boschi della Lucania.

9. Fichi chini – Calabria

fichi chini sono un dolce natalizio tipico della tradizione calabrese. Da sempre i fichi sono molto diffusi in Calabria, dove vengono consumati sia freschi che secchi. In questa preparazione i fichi saranno farciti con frutta secca, cioccolato e canditi, e sovrapposti a quattro a quattro, così da formare una croce, simbolo religioso del Natale. Come per molti altri dolci, questa particolare forma nasce nel Medioevo dall’idea di alcune monache: la croce cristiana era ottenuta incrociando e sovrapponendo quattro fichi aperti a metà.

10. Cubaita – Modica

La cubaita è un torrone siciliano tipico della città di Modica, in provincia di Ragusa, e che si prepara solitamente nel periodo natalizio. Una ricetta che arriva dal Medio Oriente  realizzata con miele, sesamo, mandorle e buccia di arance e limone. Un dolce profumato e saporito, che in Sicilia prende il posto del torrone. La cottura è il momento più delicato della preparazione: è importante non far bruciare il miele e le mandorle. Si tratta di un dolce particolarmente duro che si mangia facendolo sciogliere in bocca.

In Sicilia si portano in tavola i Buccellati, biscotti di pasta frolla con un ripieno di fichi secchi, a forma circolare o allungata a seconda della zona della Trinacria. Decorati con una spolverata di zucchero a velo oppure con glassa e zuccherini colorati, sono una gioia per il palato e per gli occhi.

In Sardegna invece si preparano le Pabassinas, grossi biscotti di pasta frolla con l’aggiunta di uva passa, mandorle, noci, scorza di limone grattugiata, miele. Non mancano le varianti che prevedono l’aggiunta di vaniglia o cannella.

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