Juventus aumento di capitale Dicembre 2021

Alla conclusione dell’offerta in opzione delle azioni ordinarie di nuova emissione, l’aumento di capitale da 400 milioni approvato dalla Juventus risulta sottoscritto per il 91,75 per cento, per un ammontare complessivo pari a circa 366,9 milioni al termine di questo periodo di opzione. L’azionista di maggioranza Exor aveva già annunciato la sottoscrizione della quota di propria spettanza, pari al 63,8 per cento del capitale sociale per un importo di 255 milioni, di cui 75 già versati il 27 agosto.

Alla sottoscrizione da parte del solo socio di maggioranza era legato lo scenario di maggiore stress paventato dal supplemento informativo pubblicato dal club il 24 novembre, che sulla base di un afflusso di “risorse finanziarie in misura limitata” evidenziava il rischio per la “capacità del Gruppo di mantenere il presupposto della continuità aziendale nell’arco di Piano verrebbe meno”. Oltre ai 255 milioni di Exor dunque la Juve ha raccolto in questa fase dai piccoli azionisti altri 112 milioni di euro.

IL COMPLETAMENTO DELL’OPERAZIONE

Il restante 8,25 per cento di azioni offerte su cui non sono stati esercitati i diritti di opzione sarà offerto in Borsa, per tramite di Mediobanca, il 20 e il 21 dicembre 2021. La Juventus ricorda che un consorzio di banche, composto da Goldman Sachs International, J.P. Morgan AG, Mediobanca – Banca di Credito Finanziario S.p.A. e UniCredit Corporate Investment Banking, si è impegnato a sottoscrivere, disgiuntamente tra loro e senza vincolo di solidarietà, secondo i termini e le condizioni previsti dal contratto di garanzia sottoscritto in data 22 novembre 2021, le azioni eventualmente rimaste inoptate al termine dell’offerta in Borsa, per un ammontare massimo pari a circa 144,9 milioni di euro, ossia alla differenza tra il controvalore complessivo dell’aumento di capitale e la quota spettante al socio di maggioranza Exor.

Secondo quanto comunicato dalla Juventus in quel prospetto integrativo successivo all’apertura dell’inchiesta Prisma, “il decreto di perquisizione e sequestro e la notizia dell’esistenza di un’indagine non configurano un mutamento negativo rilevante il cui verificarsi consente ai Garanti di recedere dagli impegni di garanzia in relazione all’aumento di capitale”. Alla luce della conclusione dell’offerta in opzione le risorse che mancano alla conclusione dell’aumento di capitale ammontano a circa 33 milioni.

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