Classifica Avvocati Italiani 2023

Per la prima volta c’è un italiano alla guida di una law firm a livello mondiale. Si tratta di Charles Adams che dallo scorso mese di maggio, è il nuovo global managing partner di Clifford Chance, primo avvocato italiano a riuscire nell’impresa. Probabilmente questo il fattore che ne ha determinato la nomina ad «Avvocato dell’anno».

Il podio quest’anno è composto proprio da Charles Adams (Clifford Chance), Filippo Troisi (Legance) e Stefano Simontacchi (BonelliErede). Charles Adams (madre italiana e iscritto all’albo degli avvocati di Milano) è considerato uno dei «signori» della consulenza in ambito banking & finance. Lo scorso anno, per esempio, ha assistito le istituzioni in relazione al primo finanziamento sustainability-linked di Fs italiane da 2,5 miliardi di euro. Il secondo posto se lo aggiudica Filippo Troisi, senior partner e co-fondatore di Legance, che si è confermato uno degli avvocati più attivi sul fronte del mercato dell’m&a, lavorando a dossier di grande importanza. Non a caso, sotto la sua guida, nell’ultimo esercizio, Legance è stata tra i best performer del mercato realizzando una crescita del 20,6% sull’anno precedente e raggiungendo quota 123 milioni di euro in termini di ricavi.

La medaglia di bronzo se la aggiudica Stefano Simontacchi, presidente di BonelliErede, che ha portato avanti le politiche di innovazione strategica dello studio, spingendo su internazionalizzazione, gestione delle persone e tecnologia. Scelte apprezzate dal mercato, considerato che lo studio BonelliErede nell’ultimo anno ha raggiunto uno storico traguardo: il superamento dei 200 milioni di fatturato. Non era mai accaduto, fino a questo momento, a uno studio legale italiano.

 

Il mercato

Ma che anno è stato questo 2023 per il mercato italiano dei servizi legali d’affari? Molto positivo quasi al di sopra di ogni più rosea aspettativa. È riuscito a cavalcare l’onda lunga della crescita registrata nel 2022 (+10%, per un giro d’affari di quasi 2,9 miliardi di euro). I primi nove mesi dell’anno sono stati ricchi di operazioni importanti (basti pensare ai dossier Atlantia, Autogrill, Mps, Ita, Milan, Irca, per non parlare di Diasorin, Cdp e Roma calcio). Quello che si sta per concludere, quindi, è stato un anno di crescita che consolida un trend che, nonostante l’emergenza Covid, non ha avuto battute d’arresto nell’ultimo quinquennio.

Ma la preoccupazione dei principali esponenti dell’avvocatura d’affari per il 2023 non è poca. Il rallentamento del business negli Usa, che si sta riscontrando già adesso, è un anticipatore di tendenza. Crisi energetica e scenari recessivi sono le incognite che spaventano di più. Intanto, le grandi organizzazioni legali attive nel Paese lavorano sui loro modelli di business investendo su managerialità, internazionalizzazione ed Esg. Altro fattore che alimenta speranze per l’anno prossimo è quello di acquisizioni all’orizzonte che verranno verosimilmente accelerate dalle turbolenze causate dalla geopolitica.

L’età della maturità

Sotto la lente sono finiti 50 profili che raccontano meglio una generazione di business lawyer giunta alla sua piena maturità. L’età media è di 56 anni. Il più senior (70 anni) tra i professionisti nella lista 2023 è il decano dei fiscalisti italiani, Guglielmo Maisto. Mentre, il più giovane in elenco è Francesco Lombardo (40 anni), che nei mesi scorsi è diventato managing partner di Freshfields. Completano il quadro degli under 50, Michele Briamonte, managing partner di Grande Stevens, Gregorio Consoli co-managing partner di Chiomenti, Carlo Gagliardi, alla guida di Deloitte Legal, Carloandrea Meacci, socio di riferimento in Ashurst, Laura Orlando ed Eugenio Tranchino, nell’ordine managing partner di Herbert Smith Freehills e Watson Farley & Williams.

Cresce, sia pure lentamente, il numero delle donne in classifica che passano dal 10% al 12%. Tra queste, Gabriella Covino, co-head del dipartimento di restructuring di Gianni & Origoni; Stefania Radoccia, numero uno di EY tax & law in Italia; e Sara Biglieri, head del litigation di Dentons a livello europeo.

Interessante anche l’analisi della radice nazionale di provenienza degli studi legali rappresentati in questa fotografia dell’avvocatura d’affari italiana. Balza subito all’occhio che il 58% dei professionisti citati lavora in studi legali di matrice italiana, il 38% opera in strutture di origine internazionale e la restante parte nelle branch legali e tributarie delle cosiddette Big Four della consulenza.

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