Andamento Commercio 2021

Il +0,8% delle vendite al dettaglio registrato dall’Istat a settembre riporta il commercio finalmente al pre-pandemia. Nel mese di settembre “Il livello dell’indice destagionalizzato in volume, grazie alla dinamica positiva degli ultimi mesi, raggiunge, il livello di febbraio 2020”, commenta infatti l’Istituto diffondendo i dati. “Anche il terzo trimestre dell’anno si conclude con una crescita su base congiunturale, che segue l’andamento positivo dei primi due trimestri – aggiunge l’Istat -. Gli aumenti, trainati dal recupero dei beni non alimentari, hanno riguardato sia il valore sia il volume delle vendite”.

Secondo i calcoli dell’Unc, le vendite di settembre in valore sono superiori sia nel confronto con quelle di febbraio 2020, +1,5%, che rispetto a gennaio 2020, +3%. Il recupero avviene anche per le vendite non alimentari, rispettivamente +1,8% e +2,2%. Non solo, ma anche nel raffronto con settembre 2019 e 2018 i valori sono maggiori: +6,7% e +7,5%. “Insomma, non c’è riscontro che non sia in territorio positivo”, dice Dona. Che però in un nota non dimentica di segnalare il rischio-inflazione: “Su questa bella notizia, però, pesa l’incognita prezzi. Se l’inflazione, più che raddoppiata da giugno a ottobre, da +1,3% a +2,9%, dovesse proseguire la sua corsa, le vendite potrebbero subire uno stop perché le famiglie potrebbero decidere, a titolo precauzionale, di rinviare gli acquisti in attesa di tempi migliori, con il rischio di un Natale in bianco”.

Anche Federconsumatori spegne gli entusiasmi dopo i dati che denotano un “andamento incoraggiante che non deve però indurre a eccessivo ottimismo. Infatti i continui ed elevati aumenti dei prezzi, soprattutto dei beni energetici e dei prodotti alimentari a base di farine rischiano di riportare conseguenze negative sul potere di acquisto delle famiglie e, conseguentemente, sulla domanda interna”.

Dall’Ufficio studi della Confcommercio, invece, si sottolinea che “se il miglioramento registrato durante l’estate ha permesso di riportare, nella media dei primi nove mesi del 2021, l’aggregato delle vendite a valore sui livelli del 2019, vi sono alcuni comparti che scontano ancora ritardi importanti. In particolare, per l’abbigliamento e le calzature il differenziale con il periodo gennaio-settembre del 2019 è ancora a due cifre. Allo stesso tempo non tutti i format distributivi sono stati in grado di recuperare i valori del 2019, con differenziali ancora ampi per le piccole imprese e il commercio ambulante”.

Nel dettaglio dei dati Istat, la stima per settembre dice di una crescita congiunturale per le vendite al dettaglio (+0,8 per cento in valore e +0,6 per cento in volume) che riguarda sia le vendite dei beni alimentari (+0,6 per cento in valore e +0,3 per cento in volume) sia quelle dei beni non alimentari (+1,1 per cento in valore e +0,8 per cento in volume).

Nel terzo trimestre del 2021, in termini congiunturali, le vendite al dettaglio aumentano dell’1,2 per cento in valore e dello 0,7 per cento in volume. Le vendite dei beni non alimentari crescono sia in valore (+1,7 per cento) sia in volume (+1,3 per cento), mentre per i beni alimentari si registra un aumento in valore (+0,5 per cento) e una lieve diminuzione in volume (-0,2 per cento).

Su base tendenziale, ovvero rispetto all’anno precedente, le vendite al dettaglio aumentano del 5,3 per cento in valore e del 3,9 per cento per cento in volume. Risultano in crescita sia le vendite dei beni non alimentari (+7,3 per cento in valore e +5,7 per cento in volume) sia quelle dei beni alimentari (+2,5 per cento in valore e +1,4 per cento in volume). Tra i beni non alimentari, si registra una crescita  tendenziale per quasi tutti i gruppi di prodotti, ad eccezione di Mobili, articoli tessili, arredamento (-0,7 per cento); gli aumenti maggiori riguardano Elettrodomestici, radio, tv e registratori (+26,3 per cento) e Altri prodotti (+9,9 per cento).

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